Di certo non c'è da stupirsi che Pierluigi Bersani abbia vinto le elezioni primarie del Partito Democratico.
Tanto meno c'è da stupirsi che il suo più diretto inseguitore sia stato il segretario uscente, Dario Franceschini.
Ancor meno ci si può stupire che Ignazio Marino abbia raccolto quasi solo voti dei dissonanti dagli altri due.
Ciò che stupisce, è che il Partito Democratico, che per primo aveva colto la tendenza maggioritaria, prima sciogliendo e poi coagulando i DS e La Margherita, abbia mancato la prima vera occasione di rinnovamento, sia al proprio interno che nel panorama politico italiano.
Spiego perchè. Pierluigi Bersani è sicuramente uomo integerrimo e di grande esperienza, ma fino ad ora la sua linea politica non si è distaccata dall'anti-berlusconismo consueto, finendo come al solito, per alimentare la propaganda di un PDL ormai stantio e frantumato; Dario Franceschini, almeno all'inizio del proprio mandato, aveva provato ad allontanarsi da questa linea, ma il vortice degli scandali dell'Agosto 2009 lo avevano risucchiato e portato a cavalcare la stessa onda, entrando in consonanza, direi quasi di apparato, del concorrente.
Iganzio Marino, invece, in questi mesi ha portato avanti la propria crociata di laicità ed indipendenza dai vecchi schemi, guadagnano giorno per giorno un consenso ed un rispetto crescente, evitando di scendere nell'agone degli scandali, essendo presente sul territorio, concentrandosi su temi reali e dimenticando la demagogia.
Inoltre, Ignazio Marino rappresenta davvero un volto nuovo, pulito, educato ed al tempo stesso incisivo.
Oggi Bersani sostiene che la guida del maggiore partito italiano di opposizione sarà collegiale, ma non rilascia indiscrezioni sui nomi della squadra: è difficile pensare ad un rinnovamento al di fuori della consueta nomenklatura, stante il fatto che la vittoria si deve in massima parte allo zoccolo duro dei DS, D'Alema in testa.
E qui sta l'occasione mancata: in un processo nuovo e altamente democratico come le elezioni primarie, abbiamo assistito ad un riciclo di tesserati e di sezioni ancora in mano ad una classe dirigente della quale l'Italia si vorrebbe - e dovrebbe - liberare, sostituendola con volti, persone ed idee nuove, la cui provenienza sia indipendente da ciò che è sato dal secondo dopoguerra ad oggi.
Lasciando Marino al 14% l'Italia dell'opposizione dice di voler preferire la strada vecchia, quella che già conosce, forse la più affidabile, vero, ma dice anche di aver perso slancio, coraggio e tensione verso un rinnovamento che invoca da tempo. Ciò induce anche una staticità nelle forza di Governo, le quali con un oppositore "nuovo" avrebbero dovuto scendere in campo con volti nuovi, idee nuove, magari alleati nuovi.
Così nulla cambia, si rimane al muro contro muro.
Edo,
RispondiEliminami piace quando dici "vecchi sistemi" perchè è proprio questo il limite di una proposta politica che oggi vuole essere credibile. Premetto: non ho votato ma lo avrei fatto chi ha mostrato più discontinuità. Il momento storico impone una riconfigurazione del POTERE a partire dalla consapevolezza che abbiamo sbagliato tutti e che se la cosa pubblica è a questo stadio ... "è anche colpa mia", leggi "nostra". Il vero tema è la partecipazione politica. O la politica è una cosa loro (una cosa degli amministratori,... ricordo che però sono solo rappresentanti,... ricordo che però sono eletti da noi, quindi siamo noi e non ci possiamo lamentare) o è una cosa nostra (altrimenti è cosanostra). Grillo dice (e non sono grillino) "voglio vedere i 30enni riprendersi questo paese"; sono d'accordo Beppe, ma le maglie sono strette sia per uscire e sia per entrare nella rete dei rappresentanti. Edo tu questo lo sai bene. Altro che guida del partito, questa è una questione sulla possibilità di abolire il partito e fare un'altra cosa, e poi la possiamo chiamarla anche Partito, non sono purista. Che cosa fare? Giro la domanda ai 30enni. Ce ne sono o sono tutti a guardare HappyDays su Youtube?
GL